Friuli Venezia Giulia

Sai un’ora del giorno che più bella

sia della sera?

Tanto più bella e meno amata? È quella

che di poco i suoi sacri ozi precede;

l’ora che intensa è l’opera, e si vede

la gente mareggiare nelle strade;

sulle mole quadrate delle case

una luna sfumata, una che appena

discerni nell’aria serena…

 

L’ora nostra, Il Canzoniere, Umberto Saba

 

Il Friuli Venezia Giulia e’ una regione a statuto speciale dell’Italia nord orientale. Il nome Friuli deriva dal latino forum iulii, ossia foro di giulia o gens giulia. La seconda parte del nome, Venezia Giulia, fu introdotta per volonta’ di Graziadio Ascoli, un linguista che propose di sostituire il nome con cui gli austriaci chiamavano la zona (Kustenland, da cui deriva litorale) con il nome attuale , richiamandosi alla tradizione romana della Venetia et Histria e delle Alpes Iuliae.

DATI AMMINISTRATIVI

Capoluogo TRIESTE

Lingue ufficiali  ITALIANO, FRIULANO, SLOVENO, TEDESCO

Data di istituzione 1963

Superficie 7.845 km q

Abitanti 1. 235.270 (28-02-2011)

Densita’ 157, 46 ab/km q.

Province GORIZIA, PORDENONE, TRIESTE, UDINE

Comuni 218 COMUNI

Regioni confinanti VENETO

Nome abitanti FRIULANI, GIULIANI

PIL (PPA) 27.358,2 min euro

PIL PROCAPITE (PPA) 22,169 euro

 

Friuli Venezia Giulia www.regione.fvg.it

Trieste (TS) www.provincia.trieste.it

http://www.retecivica.trieste.it/

Gorizia (GO) www.provincia.gorizia.it

Pordenone (PN) www.provincia.pordenone.it

Udine (UD) www.provincia.udine.it

GEOGRAFIA

Il Friuli Venezia Giulia si estende su una superficie di 7.846 km q. ed e’ formata dalla regione storico-geografica del Friuli, che costituisce circa il 96% del territorio, e per il territorio rimanente dalla parte di Venezia Giulia, rimasta all’Italia dopo la seconda Guerra Mondiale.

Non e’ facile stabilire una demarcazione precisa tra queste due zone poiche’ per alcuni il confine sarebbe costutuito dal fiume Timavo, fiume in parte sotterraneo che segna i confini del Friuli storico, mentre per altri, soprattutto per i residenti nel goriziano, il confine sarebbe segnato dal fiume Isonzo.

I confini sono a nord  l’Austria (Carinzia), ad est la Slovenia, ad ovest il Veneto e a sud il Mar Adriatico.

Il Friuli Venezia Giulia e’ formato da due entita’ distinte per tradizioni culturali, storiche e produttive: il Friuli vero e proprio con Pordenone, Udine e la provincia di Gorizia, e la Venezia Giulia con Trieste e la sua provincia e parte della provincia di Gorizia.

Mentre in passato era ben evidente la differenza tra il grande porto di Trieste , citta’ che godeva di un relativo benessere, e il Friuli, zona Agricola depressa, oggi la situazione e’ cambiata. Le provincie di Udine e Pordenone raccolgono il 70% degli abitanti e possiedono un elevato tenore di vita vantando altissimi ritmi di sviluppo economico. Il capoluogo Trieste continua a godere di un reddito pro capite tra i piu’ alti d’Italia . Nel 2004 la regione Friuli Venezia Giulia si e’ collocata al quindicesimo posto nella classifica del reddito pro capite di tutte le regioni europee.

A partire dagli anni ottanta del Novecento la forte flessione del tasso di natalita’ che ha colpito con particolare forza il Friuli Venezia Giulia e tutta l’Italia centro-settentrionale  e’ stata compensata da un vigoroso flusso di immigrati. Tale flusso ha consentito alla regione una dinamica demografica positiva . Al primo gennaio 2010 I cittadini residenti in regione sono 100.850. I gruppi piu’ numerosi sono dalla Romania, Albania, Serbia, Ghana e Croazia.

AMMINISTRAZIONI

La regione autonoma Friuli Venezia Giulia e’ suddivisa in 4 province e 218 comuni: Gorizia con 25 comuni, Pordenone con 51, Trieste con 6 comuni e Udine con 136 comuni.

Sul territorio regionale operano 4 comunita’ montane: Comunita’ Montana della Carnia; Comunita’ Montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale; Comunita’ Montana del Torre, Natisone e Collio; e Comunita’ Montana del Friuli occidentale.

Le province di Gorizia e Trieste ricoprono anche le funzioni delle comunita’ montane.

 

LA LINGUA

L’italiano e’ la lingua ufficiale, principale lingua di cultura e d’uso parlato dalla quasi totalita’ degli abitanti. La regione autonoma ha anche riconosciuto ufficialmente come lingue regionali il friulano, lo sloveno ed il Tedesco. Gran parte della popolazione ha anche altri idiomi sia neolatini che di altre famiglie linguistiche. accanto alle lingue riconosciute si parlano dialetti veneti come il triestino, il bisiaco, il graisan e il maranese.

AGRICOLTURA

La morfologia della regione non ha aiutato lo sviluppo dell’agricoltura che sebbene modernamente organizzata in alcune zone, resta un settore nel complesso debole. Discreto ruolo hanno in pianura la produzione di mais, e di barbabietole da zucchero, mentre nell’area collinare una viticoltura molto specializzata garantisce vini e grappe di alta qualita’.

Anche l’allevamento del bestiame, in prevalenza bovino, e’ nettamente superiore al consumo locale e quindi destinato al commercio con le altre regioni.

INDUSTRIA

L’industrializzazione del Friuli Venezia Giulia inizio’ con lo sviluppo del settore dell’industria di base, con pochi grandi impianti concentrati sulla costa. L’industria pesante e’ oggi in fase di assestamento con punte di rilievo nel settore metallurgico e navale. Notevole e’ stato lo sviluppo dell’azienda manifatturiera medio-piccola, a struttura generalmente familiare derivante dall’esperienza dell’artigianato e diffusa in ogni parte della regione.

 

CULTURA E MONUMENTI

Il Friuli Venezia Giulia e’ una terra di confine e incontro di popoli.

Nonostante sia una regione “giovane”, rispetto alle altre della penisola italiana, perche’ nata dopo la seconda Guerra Mondiale, dall’unione dei due territori del Friuli e della Venezia Giulia,  possiede un enorme patrimonio artistico.

Il capoluogo, Trieste e’ una citta’ multietnica: nonostante le difficoltà e la particolare storia della città abbiano messo a dura prova il multiculturalismo e la convivenza, la città conserva ancora il suo carattere multietnico, proprio di un porto di confine di un regno pluri-nazionale quale era il regno austro-ungarico, di cui Trieste era la principale via sul mare. Trieste e’ una importante citta’ letteraria,  qui è nato  Italo Svevo, e triestino è anche Umberto Saba, cantore della melanconia del quotidiano, di Trieste, dei caffè fumosi, delle sue strade, delle donne amate e dell’eterna speranza, che il poeta sempre sa sarà frustrata, di un domani migliore.
 A Trieste ha vissuto James Joyce, fra i più grandi scrittori del novecento, amico di Svevo, qui lavorò come insegnante d’inglese.

La  Cattedrale di San Giusto domina, dall’omonima collina, la città. I passamano che scorrono ai lati delle stradine che s’inerpicano su in cima servono come aiuto ai passanti durante le fredde giornate spazzate dalla famigerata bora che soffia anche a 150 km/h.

Famosi I caffè di Trieste: la città asburgica fu una delle prime in Europa dove si diffuse l’abitudine di bere il caffè e discorrere di attualità nei ritrovi cittadini. Tale costume è propriamente turco, e gli austriaci, fra i primi ad entrare in contatto con questi ultimi, adottarono quest’uso e lo diffusero nell’impero.

Storici caffè triestini: il Tommaseo, il Caffè degli Specchi, il Tergesteo, il San Marco e lo Stella Polare.

Il Museo Ferroviario di Trieste, ospitato nella stazione restaurata di Campo Marzio, è una delle raccolte più fornite sull’argomento in Italia. La collezione traccia una completa analisi storica della nascita e dell’evoluzione di questo sistema di trasporto e delle ricadute positive che le ferrovie hanno avuto nello sviluppo della società industriale. Il museo organizza, inoltre, escursioni sui treni d’epoca nei dintorni di Trieste.

Un forte colpo d’occhio scenografico allieta il visitatore che si affaccia in Piazza Unità d’Italia, cuore di Trieste. Al centro della spianata sorge una bella fontana che raffigura i quattro continenti, giacché all’epoca della sua costruzione, nel 1751, l’Australia non era ancora stata scoperta. Notevoli i palazzi che vi si affacciano: il Palazzo del Governo, il Palazzo Comunale, Palazzo Stratti e Palazzo Pitteri, storica sede dei Lloyd di Trieste, la più antica compagnia di navigazione d’Italia, datata 1830.

L’Orto Lapidario è uno squisito giardino romantico allestito sulla falsariga delle tele di Lorrain, dove sono sistemati reperti archeologici, busti, sarcofagi, soprattutto di epoca romana, testimonianze dell’antica Tergeste, come si chiamava Trieste. Un delizioso tempietto è il monumento funebre del grande archeologo e storico dell’arte Winckelmann. Il grande studioso fu colui a cui si deve la cronologizzazione dei periodi storico artistici e degli stili; studiò lungamente l’arte degli antichi ed ottenne incarichi di prestigio presso vari stati tedeschi, a Roma e a Vienna. Morì assassinato da un ladro che lo voleva derubare a Trieste, dove era di passaggio dopo essere stato premiato per i suoi meriti nella capitale asburgica.

Il Castello di Miramare, voluto dall’Arciduca Massimiliano d’Asburgo, poi Imperatore del Messico, si staglia in un bellissimo parco all’italiana e riserva naturale protetta, dominando una costa dall’incredibile valore paesistico. Il Castello è una delle testimonianze più eminenti dello stile dell’epoca e delle decorazioni biedermeieir, che caratterizzano le arti decorative nel mondo tedesco durante l’ottocento.

La Risiera di San Sabba, presso Trieste, è un monumento al dolore e alla furia nazista, unico campo di concentramento, in Italia. E’ stata dichiarata monumento nazionale e all’interno è organizzato uno struggente museo.

La bella chiesa di San Silvestro è la più antica chiesa cittadina. Molti beni ecclesiastici furono liquidati nell’ottocento per ragioni di cassa; la chiesa venne così acquistata dalla comunità svizzera che l’ha adibita al culto evangelico.

Il Friuli mostra ancora evidenti tracce della dominazione romana, soprattutto ad Aquileia, dove risiede uno delle più grandi aree archeologiche d’Italia.
 Questa città infatti, già in epoca romana rappresentava una delle colonie più importanti dell’Impero.
Gli scavi hanno portato alla luce i resti del foro e di una basilica, oltre che di pavimentazioni a mosaico, statue, terrecotte, urne, imbarcazioni, vetri e addiritttura i resti di mercati e abitazioni.

In Friuli Venezia Giulia si trovano anche città come Gorizia, con il suo borgo medioevale, il castello, e le colline che la incorniciano.
Gorizia, fino al 2004, era divisa dalla Slovenia, e i particolare dalla città di Nova Gorica, da un muro, abbattuto per permettere un avvicinamento tra le due città.
 Merita una visita anche la città di Venzone, distrutta da una forte scossa di terremoto avvenuta nel 1976, e poi ricostruita fedelmente e dichiarata Monumento nazionale.
Il Friuli Venezia Giulia possiede al suo interno un’enorme patrimonio artistico di castelli, palazzi ed edifici fortificati.
Ce ne sono di tutti i tipi, da quelli a picco sul mare, come quello di Miramare, ad altri arroccati su monti e colline.
Da visitare anche Villa Manin a Codroipo, realizzata tra il 1600 e il 1700, situata in provincia di Udine, che fu abitata da Napoleone e dal Doge.
Strutture caratteristiche della regione Friuli Venezia Giulia sono i “casoni”, tipiche case appartenuti ai pescatori, costruite con legno, e terra.
Queste abitazioni si possono osservare presso Grado.

 

SITI UNESCO

In Friuli Venezia Giulia tre sono i siti Unesco: la Basilica di Aquileia, anno di nomina 1998, la Zona archeologica di Aquileia, anno di nomina 1998, e le Dolomiti, anno di nomina 2009.

 

La Basilica di Aquileia, il primo edificio di culto cristiano aquileiese fu edificato nel 313 d.C. dal vescovo Teodoro.

Era costituito da tre grandi aule rettangolari poste a ferro di cavallo, dal battistero e da ambienti di servizio
Le due aule parallele (teodoriana sud e teodoriana nord) erano mosaicate ed adibite alla celebrazione della messa e all’insegnamento delle Sacre Scritture; la sala trasversale, pavimentata a cocciopesto, veniva invece utilizzata come collegamento tra le due aule precedenti. 
Verso la metà del IV secolo l’aula teodoriana nord subì un notevole ampliamento allo scopo di contenere un numero sempre più grande di fedeli (aula post-teodoriana nord). Accanto venne costruito un nuovo battistero con vasca esagonale. Detta aula venne distrutta dagli Unni di Attila nel 452 d.C. e mai più ricostruita. 
Successivamente anche l’aula teodoriana sud venne trasformata in un edificio a tre navate con un grande battistero di fronte al suo ingresso principale (aula post-teodoriana sud). 
Nella prima metà del IX secolo il patriarca Massenzio volle avviare i primi lavori di ristrutturazione di quest’ aula creando il transetto, la cripta degli affreschi (sotto il presbiterio), il portico e la Chiesa dei Pagani.

La basilica attuale è sostanzialmente quella consacrata nel 1031 dal patriarca Poppone dopo le modifiche da lui eseguite (sopraelevazione dei muri perimetrali, rifacimento dei capitelli, affresco dell’abside e costruzione dell’imponente campanile alto 73 metri). 

Ulteriori interventi furono apportati dal patriarca Voldorico di Treffen nel XII sec. (affreschi nella cripta massenziana con scene della vita di S. Ermacora, della Passione di Cristo ed altre a carattere allegorico e profano) e dal patriarca Marquardo di Randek nel XIV secolo (archi a sesto acuto fra le colonne e tutta la parte alta della basilica compreso il tetto a carena di nave rovesciata, lavori resi necessari dopo il terremoto del 1348).

 

Per quanto riguarda la zona archeologica le aree di scavo attualmente visitabili costituiscono una minima parte del patrimonio edilizio emerso con gli scavi: le difficoltà causate dalla natura del suolo, ricco di acque freatiche, hanno consigliato il reinterramento della maggior parte.

Una prima distinzione va effettuata sulla connotazione dei complessi lasciati in vista: alla vita pubblica appartengono il Foro ed il Porto Fluviale, sono pertinenti alla sfera privata le abitazioni ed il sepolcreto. Un percorso che li comprenda entrambi restituisce la visione e la comprensione del ruolo rivestito da Aquileia romana nel mondo antico.

 

Le Dolomiti, anche dette monti pallidi, prendono il nome dal naturalista francese Deodat de Dolomieu ( che per primo studiò il particolare tipo di roccia predominante nella regione, sono un insieme di gruppi montuosi delle Alpi orientali italiane, comprese tra le province di Belluno (sul cui territorio sono situati la maggior parte dei gruppi dolomitici), Bolzano, Trento, Vicenza, Verona, Udine e Pordenone.

Numerosi parchi naturali proteggono questa particolare natura e vari comitati ad hoc si sono impegnati nel proporre le Dolomiti comePatrimonio dell’umanita’ dell’Unesco, tentativo coronato da successo il 26 giugno 2009, quando a Siviglia i ventuno componenti del World Heritage Committee hanno deciso all’unanimità di includere le Dolomiti nell’elenco dei patrimoni naturali.

Alcune fra le località di villeggiatura più conosciute presenti nelle vallate dolomitiche sono: Cortina d’Ampezzo nella Conca Ampezzana, Auronzo di Caldore, Padola in Comelico, Rocca Pietore-Marmolada nella Val Pettorina, Ortisei, Selva e Santa Cristina in Val Gardena, Dobbiaco in Val Pusteria, Canazei nella Val di Fassa, Falcade e Canale d’Agordo in Valle di Biois, Cavalese nella Val di Fiemme, San Martino di Castrozza nel Primiero, Arabba nella Valle di Livinallongo, Corvara, La Villa, San Cassiano, Badia, Colfosco in Val Badia, Pinzolo, Madonna di Campiglio in Val Rendena e Forni di Sopra, in Friuli Venezia Giulia.

 

LA CUCINA

La gastronomia triestina vede accostate ricette venete, austriache, slave, ebraiche e greche. Non è quindi raro trovare sulle tavole triestine piatti come il riso alla greca, il sanguinaccio alla boema o la costoletta alla viennese. Ma ogni zona ha la sua specialita’:

Cividale del Friuli

Cittadina di grande interesse gastronomico, con molte trattorie e osterie caratteristiche. Tra i piatti da assaggiare: muset con brovade (cotechino preparato in brodo), minestra di pasta, fagioli e cotiche, salame friulano aromatizzato all’aglio. Celebre la gubana, dolce di pasta sfoglia con noci, zibibbo, uvetta, pinoli cioccolato e altro.

Gorizia

Fra i piatti da assaggiare si segnalano: la classica minestra di orzo e fagioli, gli gnocchi di patate imbottiti con prugne secche, il risotto primaverile ricco di tutte le primizie degli orti goriziani, il classico gulasch ungherese, l’umido di carne di maiale e i sanguinacci (detti mulis).

Grado

A Grado si trova una cucina di pesce originale e interessante, in cui spiccano il brodetto alla gradese (preparato con tutti i pesci locali), il brodetto di seppioline, le seppioline ripiene e le seppie al tegame.

Trieste

Sapori, profumi e tradizioni della cucina triestina si fondono armonicamente facendo di esperienze e influenze austriache, ungheresi, ebraiche, slave e orientali, un amalgama di notevole interesse. Molto ricca è la varietà dei piatti agrodolci e notevole è l’uso delle spezie. Tra i piatti tradizionali, si ricordano i cevapcici (salsicce piccanti cotte alla griglia), le lasagne al papavero e i fagioli alla smolz.

Udine

La cucina di tutta la provincia udinese è caratterizzata dalla presenza del riso e dall’impiego di uova, farina, polenta e verdura. Piatti tipici sono: riso e fagioli, minestra di patate e fagioli, risotto con punte d’asparagi, bisna (polenta, fagioli e crauti), pasta e fagioli, cialzons (ravioli con erbe aromatiche), brovada (rape bianche) con cotechino, carré di maiale allo spiedo, cacciagione.

 

FALO’ DI INIZIO ANNO

I falò di inizio anno sono una tradizione popolare del nord est consistente nel bruciare delle grandi cataste di legno e frasche nei primi giorni di gennaio, solitamente la vigilia dell’epifania. Data la sua larga diffusione, ne esistono moltissime versioni e denominazioni: inFriuli  è detto pignarûl (plurale pignarûi), nella  Venezia Giulia seima, in Veneto panevìn o panaìn (da pan e vin “pane e vino”, il povero cibo che si consuma durante l’evento), pìroła-pàroła, vècia (“vecchia”: le pire possono assumere la forma di un fantoccio), fogherada, bubarata, nel basso Friuli e nel Veneto Orientale foghèra o casèra.

Il rito dei fuochi è anche un momento in cui la comunità si raccoglie per stare in compagnia. Viene accompagnato dalla degustazione di vin brule’ e una  focaccia tipica di questa festa chiamata pinza, a volte  cotta  tramite gli stessi roghi. Attualmente, per l’occasione vengono organizzati anche spettacoli pirotecnici.

Sembra che questa usanza risalga a riti pre cristiani: i Celti infatti accendevano dei fuochi per ingraziarsi la divinità relativa e bruciavano un fantoccio rappresentante il passato.

Rimasta intatta come rituale da svolgersi nella vigilia dell’Epifania, ancor oggi la fiamma simboleggia la speranza e la forza di bruciare il vecchio (non a caso si può bruciare la “vecchia” posta sopra la pira di legna) e la direzione delle scintille viene letta come presagio per il futuro: in Friuli, per esempio, se si dirigono verso est ci sarà buona sorte nei mesi a venire, se si dirigono verso ovest sarà tempo per andare in cerca di fortuna.