LA LINGUA

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Il Piemonte vanta una ricchezza linguistica invidiabile ma spesso non conosciuta. A parte l’italiano, che è la lingua più diffusa tra la popolazione, nel territorio sono riconosciute dalla regione con la legge regionale del 9 aprile 1990 ben cinque lingue storiche del Piemonte: il piemontese, compreso dall’85% dei residenti e parlato da circa 2.350.000 persone; l’occitano parlato nelle vallate occitane di Cuneo, Val Chisone e Germanasca e Alta Val Susa; il francoprovenzale parlato in media/bassa Val Susa, Val Sangone, Valli di Lanzo e Valli Orco e Soana; il francese parlato principalmente in Alta Val Susa e Val Pellice e il walser, parlato a nord al confine con la Svizzera e con la Valle d’Aosta.

Queste lingue, dopo anni di oppressione a favore dell’italiano, stanno cercando di rivalorizzarsi attraverso progettazioni di enti pubblici, associazioni e gruppi folcloristici. Occitano, francoprovenzale, francese e walser sono riconosciute come lingue minoritarie piemontesi e tutelate dalla legge 482/98.

In una buona parte infine della provincia di Novara e nel Verbano-Cusio-Ossola, oltre che nella zona del Tortonese (Alessandria) si parlano dialetti del lombardo occidentale. Ciò è dovuto alla lunga appartenenza al Ducato di Milano di quelle terre.

A causa dell’insediamento di coloni piemontesi in epoca medievale, è stato determinante il ruolo della lingua piemontese nella nascita dei dialetti gallo-italici di Basilicata (ancora oggi parlati a Potenza, Picerno, Tito, ecc.), e dei dialetti gallo-italici della Sicilia (parlati ad Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello e altri piccoli centri della Sicilia centro-orientale).

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